Fisiatria

24 Dicembre 2018

Sono di pertinenza fisiatrica pazienti affetti da patologie che limitano la loro autonomia:

  • Ortopediche: esiti di interventi chirurgici; dolori cervicali, lombari, articolari; alterazioni posturali (scoliosi, alterazioni dell’appoggio podalico); esiti di traumi muscolo-scheletrici, etc.
  • Neurologiche: esiti di ictus; malattie degenerative (Sclerosi Multipla, morbo di Parkinson e parkinsonismi, Sclerosi Laterale Amiotrofica, Vasculopatia cerebrale, etc.); disturbi dell’equilibrio di diversa origine, polineuropatie e poliradicolopatie, etc.
  • Reumatiche: Malattia Reumatica, Artrite Reumatoide, Fibromialgia, etc.

Sono inoltre di pertinenza fisiatrica pazienti non affetti da patologie particolari, ma che a causa dell’età o di particolari condizioni di stress, presentano sintomi che alterano la qualità della loro vita.

La visita specialistica fisiatrica si fonda sull’analisi della persona nella sua globalità

Generalmente in Medicina si tende ad agire per settori anatomici, cioè ogni specialista si occupa di una parte specifica dell’organismo. Spesso quindi il paziente è costretto a rivolgersi a più specialisti, senza avere un inquadramento globale del suo stato di salute. D’altro canto, l’urgenza del curare fa passare in secondo piano il fatto che la rimozione del sintomo è necessaria, ma può non essere sufficiente.

Nel corso della visita fisiatrica si cerca di superare queste limitazioni:

  • Valutare la persona nella sua globalità (approccio globale), esaminare cioè i disturbi riferiti inquadrandoli dal punto di vista bio-psico-sociale (struttura fisica della persona, caratteristiche psichiche, ambiente familiare e lavorativo in cui è inserita, potenziale di salute);
  • Eseguire una terapia personalizzata, in cui più operatori, medici e non, possono non solo intervenire su piani differenti, ma soprattutto dialogare tra loro, adattando i metodi terapeutici di ciascuno in modo da costruire un progetto di salute specifico per le esigenze e le caratteristiche individuali del paziente (approccio interdisciplinare);
  • Intervenire non solo sul sintomo ma anche sulla sua causa (ove possibile), sul disagio che questo comporta e sulla diminuzione della qualità della vita, cioè del senso di benessere generale che la persona avverte come alterato; spesso il malessere riferito dal paziente è superiore all’obiettività clinica patologica rilevata durante una visita medico-specialistica;
  • Mettere la persona in condizione di imparare a conoscere meglio sé stessa e gli strumenti per mantenere il suo stato di benessere, evitando una continua dipendenza dal terapeuta;
  • Mettere a disposizione anche della persona attualmente in buone condizioni di salute, ma a rischio di deterioramento della propria qualità della vita (ad esempio: anziani, persone sottoposte a particolari condizioni di stress fisici e/o psichici, persone con disabilità lievi o moderate in buon compenso) gli strumenti per prevenire l’insorgenza di deficit, sia fisici che psichici, e per ridurre il rischio di dover rinunciare al proprio ruolo sociale.

La riabilitazione è prevenzione, cura e integrazione sociale; l’obiettivo è sviluppare tutte e tre queste componenti, lavorando in équipe con operatori di diversa estrazione e competenza che sono nelle condizioni di integrarsi tra loro nel modo migliore possibile, avendo come riferimento il paziente nella sua globalità ed unicità di persona.

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